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Claude Code: cosa fa, come si usa e cosa lascia quando ha finito

Marco Masut

Claude Code è lo strumento di sviluppo agentico di Anthropic, pensato per il terminale prima ancora che per un editor: legge il codice, pianifica una modifica, modifica i file, esegue comandi e usa git dentro una sessione che va avanti finché il task non è finito, oppure finché l'agente non si ferma a chiedere conferma.

In Italia questo termine muove quasi 50.000 ricerche al mese, più del quintuplo di «github copilot» e del settuplo di «cursor ai»: il volume più alto di tutta questa nicchia dopo il nome della categoria stessa. Chi lo cerca oggi in italiano trova quasi solo documentazione ufficiale in inglese o articoli generalisti fermi a «ecco come si installa». Qui lo strumento si spiega per intero, e solo nell'ultimo tratto si arriva alla domanda che quei contenuti non pongono: cosa resta, davvero, sul disco, quando la sessione si chiude.

Cos'è Claude Code e a cosa serve?

Claude Code è il prodotto agentico di sviluppo software di Anthropic. Gira in più punti: da riga di comando nel terminale, dentro un'app desktop separata, come estensione per VS Code e per gli IDE JetBrains, oppure nel browser su claude.ai/code senza installare nulla in locale. In ognuno di questi ambienti fa la stessa cosa: legge i file del progetto che gli indichi, capisce la struttura del codice senza che tu debba incollarla a mano, propone ed esegue modifiche su più file in coerenza tra loro, lancia comandi di build e di test, e usa git per creare branch, commit e pull request. Si usa descrivendo un obiettivo in linguaggio naturale, non un prompt tecnico: «aggiungi la validazione dell'input al form di registrazione» o «c'è un bug per cui il form si invia vuoto, correggilo» sono richieste normali. Serve un abbonamento Claude, Pro, Max, Team o Enterprise, oppure un account Console Anthropic con credito prepagato: senza uno dei due lo strumento non parte.

Come si installa e come si lavora davvero?

Su macOS, Linux e WSL l'installazione è una riga sola:

curl -fsSL https://claude.ai/install.sh | bash

Su Windows, da PowerShell:

irm https://claude.ai/install.ps1 | iex

Sono disponibili anche brew install --cask claude-code su Homebrew e winget install Anthropic.ClaudeCode su Windows. Finita l'installazione, claude --version conferma che lo strumento è a posto; cd nella cartella del progetto e poi claude apre la prima sessione interattiva, con il login nel browser al primo avvio, oppure l'uso diretto di una chiave API se la imposti come variabile d'ambiente.

Lavorarci davvero vuol dire parlarci come a un collega che ha già aperto il progetto: gli dai un obiettivo, lui esplora il codice, propone un piano se il task è ampio, e comincia a modificare file ed eseguire comandi. Dalle versioni più recenti il modo di avvio predefinito nelle sessioni interattive è la modalità automatica: invece di chiederti conferma a ogni singolo passo, un classificatore valuta ogni azione e lascia proseguire da sola la maggior parte delle modifiche e dei comandi, fermandosi solo sopra una soglia di rischio. Puoi sempre cambiare modalità al volo con una scorciatoia da tastiera, e puoi sempre riprendere una sessione precedente invece di ripartire da zero.

Cosa succede dentro una sessione?

A ogni avvio, Claude Code legge il file CLAUDE.md del progetto, se esiste: istruzioni che qualcuno ha scritto una volta, comandi di build, convenzioni, decisioni architetturali, lette a ogni sessione da chiunque lavori su quel repository. Non legge tutto il resto del codice in anticipo: apre i file via via che il task lo richiede, come farebbe una persona. Da lì in poi il ciclo è sempre lo stesso: leggere, pianificare, modificare, eseguire, verificare, ripetere finché il task non è considerato finito. Nel frattempo può anche scrivere note su di sé, cose imparate dalle tue correzioni che tornano utili nella prossima sessione sullo stesso progetto. Tutto quello che succede, ogni file letto, ogni comando lanciato, ogni output ricevuto, passa attraverso la sessione ed è quindi, da qualche parte, scritto su disco.

Cosa resta sul disco quando la sessione finisce?

Non tutto allo stesso modo. Il file CLAUDE.md resta esattamente dove lo hai messo, nel repository: è tuo, lo versioni con git, sopravvive indefinitamente. La memoria automatica, le note che Claude scrive su di sé, vive in una cartella locale per progetto e non viene mai ripulita finché resta popolata. Il resoconto integrale della sessione, invece, ogni messaggio, ogni comando, ogni risultato di comando, viene scritto in un file di log in chiaro sulla macchina che ha eseguito la sessione, non cifrato: utile per riprendere il lavoro il giorno dopo, ma per impostazione predefinita viene cancellato in automatico dopo circa trenta giorni, a meno che tu non cambi quel valore.

CosaCosa contieneSopravvive alla sessione?
CLAUDE.mdIstruzioni scritte da una persona per il progettoSì, è un file del repository, dura quanto il repository
Memoria automaticaNote che Claude scrive su di sé durante le sessioniSì, per progetto, finché non la svuoti tu
Transcript della sessioneOgni messaggio, comando ed esito, in chiaroIn locale, circa 30 giorni di default, poi cancellato
Firma su cosa è stato accettato—Non esiste: lo strumento non la produce

Quello che manca dalla tabella è il punto che conta per chi lavora su commessa: quel log è pensato per chi ha lanciato la sessione, su quella macchina, per quei trenta giorni. Non è pensato per restare, per essere portato altrove, o per dire a qualcun altro cosa è stato davvero autorizzato.

Cosa serve in più se il codice va consegnato a un cliente?

Per un uso personale, il resoconto che Claude Code tiene in locale basta e avanza: riprendi la sessione, guardi cosa è successo ieri, nient'altro ti serve. Per una software house che consegna codice a più clienti, la stessa pila di file ha tre limiti che diventano concreti nel momento in cui qualcuno chiede conto di una modifica: scompare da sola dopo un mese se nessuno la esporta, resta sulla macchina di chi ha lanciato la sessione invece di seguire la consegna, e non si esporta se il team cambia strumento, proprio come succede a Cursor e a ogni altro agente di codice oggi in commercio. Lo stesso vale per le skill di Claude Code: un file di istruzioni condiviso cambia come l'agente lavora, non registra cosa ha fatto in una sessione specifica.

Nessuno di questi tre limiti è un difetto dello strumento: Claude Code non è stato costruito per tenere un registro di consegna, è stato costruito per scrivere codice più in fretta, e in questo è molto bravo. Il registro che sopravvive oltre i trenta giorni, che segue la consegna invece della macchina, e che porta una firma umana su cosa è stato approvato, è il livello che va aggiunto sopra l'agente, qualunque sia l'agente che quella settimana ha scritto il codice. Detent, l'impianto di delivery end-to-end (detent-ai.com), tiene insieme intento, contesto autorizzato, esecuzione e firma su ogni consegna: è esattamente l'oggetto che manca nell'ultima riga della tabella qui sopra.